Manovra, Confcooperative Sanità: «Servono risorse per rafforzare i servizi sociosanitari che assistono anziani e persone fragili»

martedì 3 novembre 2026

Abate: «La legge di Bilancio stanzia risorse per aggiornare le tariffe di alcune prestazioni sanitarie, ma trascura l'assistenza sociosanitaria»

Manovra, Confcooperative Sanità: «Servono risorse per rafforzare i servizi sociosanitari che assistono anziani e persone fragili»

 

«La Manovra 2027 affronta alcune criticità importanti del Servizio sanitario nazionale, con alcuni interventi necessari, ai quali deve affiancarsi una risposta anche per l'assistenza sociosanitaria. La sanità non finisce negli ospedali: milioni di persone hanno bisogno ogni giorno di cure domiciliari, assistenza residenziale, servizi per la disabilità e la salute mentale, prestazioni che fanno parte dei Livelli essenziali di assistenza e devono poter contare su risorse adeguate».

Lo dichiara Mauro Abate, presidente di Confcooperative Sanità, commentando il disegno di legge di Bilancio all'esame del Parlamento.

La Manovra sostiene l'aggiornamento delle tariffe per le prestazioni ospedaliere, la riabilitazione, la lungodegenza post-acuzie, la specialistica ambulatoriale e la protesica. Non prevede invece risorse specificamente destinate all'adeguamento delle tariffe sociosanitarie, la cui determinazione compete alle Regioni.

«Le competenze sono diverse, ma il diritto alla salute è lo stesso – sottolinea Abate –. In molti territori le tariffe sociosanitarie sono ferme da anni o aggiornate solo parzialmente, mentre aumentano i costi del personale. I rinnovi contrattuali sono indispensabili per valorizzare il lavoro dei professionisti, ma i relativi incrementi devono trovare riconoscimento anche nella remunerazione pubblica delle prestazioni. Senza contare poi l’impennata dei costi energetici e dei carburanti, a cui sommano tutta una serie di oneri per la compliance normativa, la cybersicurezza e l'adeguamento delle strutture».

Il mancato adeguamento delle tariffe incide sulla capacità dei servizi accreditati e contrattualizzati con il Servizio sanitario nazionale di mantenere e sviluppare l'offerta assistenziale e il rischio è che prestazioni già riconosciute come essenziali diventino progressivamente meno accessibili. Le conseguenze ricadono sulle persone fragili e sulle famiglie ma anche sulle altre strutture del SSN, come gli ospedali, chiamati a rispondere anche a bisogni che richiederebbero una presa in carico territoriale.

Rafforzare la sanità territoriale significa costruire una rete integrata tra servizi pubblici e privato accreditato, fondata sulla sussidiarietà e capace di collegare assistenza sanitaria e sociale. Questa rete deve essere riconosciuta anche sul piano economico, valorizzando il contributo dei soggetti che concorrono alla garanzia dei LEA.

Ne fanno parte le cooperative di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, le cooperative di farmacisti e quelle impegnate nell'assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale. Una presenza radicata nelle comunità e particolarmente importante anche a sud e nelle aree meno servite.

«Anche le misure economiche destinate agli anziani – prosegue Abate -devono essere valutate per la loro capacità di migliorare l'accesso all'assistenza. La Carta sanitaria da 300 euro può offrire un piccolo e temporaneo sostegno alle spese individuali, ma da sola non aumenta la disponibilità dei servizi. Sarebbe più utile destinare quelle risorse a chi garantisce ogni giorno la presa in carico di centinaia di migliaia di utenti.  I 100 milioni aggiuntivi per Alzheimer e demenze costituiscono un'opportunità: sarà decisivo capire come verranno utilizzati e quali risposte concrete produrranno nei territori. Sostenere la domanda di assistenza è importante, ma bisogna assicurare in primis la capacità del sistema di rispondere. È su questo punto che la legge di Bilancio può fare un passo avanti. Chiediamo al Parlamento di destinare una quota delle risorse nazionali anche all'adeguamento delle tariffe sociosanitarie, nel rispetto delle competenze regionali. Non si tratta di sostenere gli erogatori, ma di garantire il diritto alla salute e un'assistenza adeguata alle persone in condizioni di fragilità, cronicità e non autosufficienza. Non possiamo chiedere – conclude Abate – ai servizi di assicurare continuità e qualità dell'assistenza senza riconoscerne i costi effettivi».

  Alessandra Fabri

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