“Un convegno abitato”, la salute mentale come bene comune

“Un convegno abitato”, la salute mentale come bene comune

giovedì 18 giugno 2026

Dal 18 al 20 giugno a Casacalenda in Molise la tre giorni che vedrà la cooperazione sociale a confronto sui temi della sanità territoriale e dell'inclusione

“Un convegno abitato”, la salute mentale come bene comune

La salute mentale non si cura soltanto negli ospedali delle grandi città. Si cura nelle piazze, nelle cene condivise, nei borghi che resistono allo spopolamento e nelle comunità che scelgono di non lasciare indietro nessuno. È questa la convinzione che ha portato AIRSAM – Associazione Italiana Residenze/Risorse per la Salute Mentale – a scegliere Casacalenda, piccolo comune del Molise, come sede di "Un Convegno Abitato": tre giorni di lavoro collettivo, dal 18 al 20 giugno, presso il Palazzo Comunale di Corso Roma.

"Un Convegno Abitato" dice già tutto: non un evento istituzionale calato dall'alto, ma un appuntamento che prende vita dal territorio e vi ritorna, portando con sé domande e risposte costruite insieme con il sostegno di un'ampia rete di cooperative sociali, ordini professionali e amministrazioni locali.

In un tempo in cui la tendenza è concentrare competenze, servizi e attenzione mediatica nelle aree metropolitane, la cooperazione sociale sceglie deliberatamente la direzione opposta andando a Casacalenda e a Bonefro piccoli centri del Molise.

Per Stefano Granata, presidente Confcooperative Federsolidarietà «Il primo antidoto a un disagio mentale che sembra stia coinvolgendo sempre più persone, specie tra le nuovissime generazioni, è ripartire dalle comunità. Ripartire dal basso significa riconoscersi, ridare senso ai luoghi con l’ascolto e il dialogo come vero contrasto alla disarmante solitudine che non risparmia nessuno. Il senso di questa iniziativa di Federsolidarietà è proprio ripartire dalle piazze, dalle case, dove ognuno possa riscoprire la bellezza di interessi comuni veri»

Nelle piccole comunità rurali, la salute mentale porta con sé sfide specifiche: la rarefazione dei servizi, l'isolamento, l'invecchiamento della popolazione, i fenomeni migratori. Ma porta anche risorse che le città faticano a offrire: il contatto con la natura, la prossimità delle relazioni, il ritmo della vita comunitaria. Il convegno intende esplorare entrambe le facce, senza romanticamente ignorare le fragilità né sottovalutare i fattori protettivi.

A portare questo modello di ascolto direttamente sul territorio saranno anche i massimi rappresentanti nazionali del settore cooperativo: tra questi Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà.  La loro presenza è un segnale preciso. La cooperazione sociale non gestisce servizi da lontano li costruisce insieme alle persone, nei luoghi in cui vivono.

Con loro, una faculty di oltre quaranta professionisti: psichiatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri, sociologi, educatori, frati minori, animatori di comunità – provenienti da tutta Italia. Un incontro che è già, di per sé, un atto di cura comunitaria.

Stefano Rambelli Consorzio cooperativo Solco Ravenna «Dai lavori emerge la cooperazione come legame di solidarietà e di vicinanza per aiutare le persone affette da disagio mentale a esprimersi al meglio come persone. Creare la comunità nei piccoli centri per superare concretamente la Basaglia. La prossimità e le relazioni, diventano solidarietà di popolo». Un pensiero questo condiviso da Alessandro Gentile di Airsam.

Francesca Farolfi, presidente Confcooperative Federsolidarietà Toscana «Questo convegno è stato finalmente uno spazio che mette al centro il dialogo, il confronto, l'ascolto reciproco e la costruzione di legami. Perché abitare significa prima di tutto creare comunità. Le aree interne sono comunità che custodiscono un patrimonio immateriale prezioso: la capacità di riconoscersi gli uni negli altri; dove le persone non sono invisibili. Esistono. E il loro esistere trova significato dentro una rete di relazioni, di cura reciproca e di appartenenza. Chi vive questi luoghi sa che abitare non significa semplicemente occupare uno spazio. Significa prendersi cura di quel luogo e delle persone che lo abitano. Significa sentirsi parte di una comunità nella quale nessuno può essere escluso, perché ogni persona rappresenta un tassello indispensabile dell'equilibrio collettivo».

La scelta del Molise e di un piccolo comune di provincia risponde a una precisa strategia politica e sociale. In una fase storica contrassegnata dalla progressiva centralizzazione dei servizi sanitari, la cooperazione sceglie la strada della prossimità e del presidio locale. Una sfida complessa, mossa dalla convinzione che il diritto alla salute e alla partecipazione democratica debba essere garantito a prescindere dai numeri demografici o dai ruoli istituzionali, valorizzando il potenziale di ascolto di ogni singolo territorio contro la cultura dello scarto.

 

Dell'evento ne parla, ai microfoni del GR di Confcooperative, Stefano Rambelli, responsabile Connessioni, ricerca e sviluppo dell'Area Psichiatria del Consorzio Solco Ravenna

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  Alessandra Fabri

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