Il consiglio di presidenza di Confcooperative, guidato da Maurizio Gardini, incontra a Bruxelles Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo; Raffaele Fitto, vice presidente della Commissione Europea, Tommaso Foti ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il PNRR e un’ampia delegazione di europarlamentari italiani.
All’incontro in parlamento sono intervenuti 40 eurodeputati in rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari, tra gli europarlamentari le vicepresidenti Antonella Sberna e Pina Picierno. Confcooperative ha messo in evidenza le sfide e le opportunità legate all’economia sociale, agli appalti, all’agroalimentare, al credito di prossimità, al welfare e alle politiche dell’abitare. Al meeting hanno partecipato anche una decina tra capi di gabinetto e staff di altrettanti europarlamentari. Sono stati incontrati anche Mario Nava, Dg Employment e l'ambasciatore Vincenzo Celeste.
«L'economia sociale – sottolinea Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – rappresenta una componente fondamentale dell’economia europea con 4,3 milioni di imprese e oltre 11,5 milioni di occupati. Le cooperative ne sono parte integrante con 4,5 milioni di occupati. Di questi 1,3 milioni sono occupati dalla cooperazione italiana e circa la metà di loro, 550.000, lavora nelle 16.000 imprese associate a Confcooperative che rappresentano il 4% del PIL».
«Confcooperative sottolinea l'importanza di una gestione sostenibile delle risorse pubbliche. «Sull'imminente riforma delle direttive sugli appalti della Pubblica Amministrazione, che riguarda oltre 2.400 miliardi di euro pari al 14% del PIL dell'UE, – continua il presidente di Confcooperative – chiediamo di superare il massimo ribasso come criterio dominante, introdurre meccanismi di revisione dei prezzi e consolidare gli appalti riservati per le cooperative sociali di inserimento lavorativo».
«Sul fronte agroalimentare, l'allarme principale – segnala Gardini – riguarda la rinazionalizzazione della PAC: inserirla in un Fondo Unico rischia di snaturarne le caratteristiche e scatenare una guerra tra filiere per i budget residui. Per la pesca, si chiede un cambio di paradigma che superi i tagli lineari».
«Per il credito, la richiesta centrale è il riconoscimento formale delle Banche di Credito Cooperativo come enti dell'economia sociale nel framework prudenziale europeo, con piena parità di trattamento rispetto ai modelli equivalenti di Germania e Austria».
«Sul welfare, con oltre 2.800 cooperative sociali che gestiscono servizi per persone con disabilità e circa 20.000 lavoratori con disabilità occupati nelle cooperative di inserimento, Confcooperative chiede di salvaguardare nel QFP le risorse per le politiche sociali e di istituire un Programma Nazionale ponte post-PNRR per l'assistenza domiciliare, anche con il rinnovo UE del regime di decontribuzione nelle Regioni di convergenza per il periodo 2026–2029.
«Sull'housing sociale, le cooperative di abitanti devono essere riconosciute come soggetti pienamente eleggibili agli strumenti finanziari europei per la casa accessibile, con particolare attenzione alla «fascia grigia» di lavoratori e famiglie esclusi sia dall'edilizia pubblica sia dal mercato libero».
Sull’energia “La guerra in corso è uno shock economico che colpisce famiglie e imprese. Un conto salato per l’Europa. Una perdita si stima finora di 3000 miliardi tra borsa e caro benzina. I rincari energetici costano a una famiglia di 4 persone oltre 1000 euro in più ogni anno. Per le nostre cooperative significano margini bruciati senza possibilità di recupero”.
Alessandra Fabri